ATTREZZATURE DI PRONTO SOCCORSO

 

Barella a cucchiaio



Studiata appositamente per le esigenze che si riscontrano nel primo soccorso. Per la sua caratteristica di sganciarsi in due parti, consente di infilare la barella sotto il paziente senza doverlo muovere, riducendo al minimo il rischio di aggravamento di lesioni dovute alle manovre di caricamento.

Le sue utilizzazioni:

La barella viene aperta nelle due metà che la compongono e, ogni metà, viene posta a un lato del paziente. A questo punto è necessario adeguare la lunghezza all'altezza del paziente, tramite il meccanismo telescopico posto nella parte destinata ad accogliere gli arti inferiori.
Fatto ciò, si devono far scivolare gli elementi orizzontali sotto il paziente; se si incontrano difficoltà in questa operazione è possibile aiutarsi facendo ruotare leggermente il paziente su se stesso pur conservando il suo asse.
Fatti scivolare tutti e due gli elementi, è sufficiente far scattare il meccanismo di blocco posto vicino alla congiunzione di questi due elementi per aver ottenuto una ricomposizione sicura della barella a cucchiaio.
Talvolta la riunione di questi può risultare difficoltosa per due motivi:

Nel primo caso sarà necessario togliere gli oggetti che ne impediscano la chiusura: per esempio anche solo alzando per un attimo la barella tenendo unite le due metà con le mani.
Nel secondo caso sarà necessario muovere un elemento rispetto all'altro in modo da cercare di portarli sullo stesso piano e, successivamente, stringere con forza questi due elementi per assicurarli fra di loro.

   

Asse spinale



E' un dispositivo rigido, radio-trasparente, su cui è possibile immobilizzare l'intero corpo della vittima con apposite cinghie, garantendo un perfetto allineamento della colonna vertebrale.
Il caricamento del traumatizzato sull'asse spinale deve avvenire preferibilmente tramite l'utilizzo della barella a cucchiaio.In caso di impossibilità tecnica all'uso di tale presidio si procederà secondo la seguente procedura:

 

  Aspiratore di muco


 


Gli aspiratori vengono divisi in portatili e fissi, a seconda della loro possibilità di trasporto e, a seconda del meccanismo che crea il vuoto, a gas (ossigeno o aria compressa, elettrici o manuali. Qualunque sia il meccanismo aspirante il loro compito è di realizzare una pressione negativa pari a circa 300 mmHg, il che equivale all'aspirazione di circa 30 litri di liquido al minuto.

L'aspiratore serve principalmente ad aspirare liquidi dalle vie aeree al fine di consentire la ventilazione del paziente o la sua intubazione.
Questi dispositivi devono essere dotati di tubi di ampio diametro, con pareti spesse che non permettano l'attorcigliamento o il collabimento delle pareti, cosa che ne vanificherebbe l'uso.

Uso:
Il corretto uso dell'aspiratore prevede, dopo aver indossato i guanti protettivi, il posizionamento del catetere di aspirazione e, solo successivamente, il blocco dell'apertura di ventilazione. Il blocco del foro di ventilazione prima del posizionamento del catetere causa sicuramente un inceppamento nella progressione dello stesso e vanifica l'operazione.

L'aspirazione può essere:

I sondini per aspirazione sono di diverso colore a seconda della grandezza:

 

Collare cervicale



Il collare cervicale è uno strumento che permette di immobilizzare il collo di un paziente che abbia subito un trauma.
Tutti i traumatizzati che presentano dolore al collo devono essere considerati come aventi una lesione del rachide cervicale finché una radiografia non dimostri il contrario. I pazienti in stato di incoscienza e quelli troppo confusi per collaborare vanno considerati alla stessa stregua per l'impossibilità di verificare la sintomatologia.

Sono disponibili le seguenti misure:

Oltre a fornire un'eccellente immobilizzazione della colonna cervicale, permettono un adeguato accesso alla bocca per consentire le manovre rianimatorie e l'accesso all'arteria carotide. Sono radiotrasparenti, consentendo l'esecuzione dei radiogrammi di base senza doverli rimuovere.

Posizionamento:

Il corretto posizionamento prevede lo scivolamento dietro il collo del paziente, della sua parte posteriore che, successivamente, viene raccordata alla parte anteriore e chiusa per mezzo del velcro. Il tutto senza muovere la testa del paziente.

 

Estricatore di Kendrick o KED  


 


Il KED è un dispositivo più moderno per immobilizzare ed estrarre una vittima con sospette lesioni della colonna vertebrale. E' l'ideale per l'utilizzo in spazi ristretti o di scomodo accesso. La flessibilità orizzontale e la caratteristica avvolgente sono i principi fondamentali attraverso cui tale dispositivo si rivela utile per l'estricazione in caso di ingombro per la presenza di sedili deformati o per la scarsa altezza dello spazio di azione. La caratteristica di calzare perfettamente sotto le ascelle e le cinghie poste sul petto limitano i movimenti del dispositivo e diminuiscono il rischio di aggravare le lesioni all'inguine.
Le tre impugnature di cui dispone il KED sono il sistema migliore per sollevare e spostare la vittima. Il tempo richiesto per il posizionamento di tale dispositivo è normalmente inferiore ai quattro minuti. Il KED costituisce inoltre anche una eccellente stecca per le fratture del bacino o per le fratture alte del femore.

Tecnica di utilizzo:

Si estrae il KED dalla custodia e si separano le cinghie ferma testa e sottogola che serviranno in seguito. Il KED va presentato mantenendo la parte liscia verso la schiena della vittima e la parte con le cinghie e le impugnature rivolta verso lo schienale dell'automobile.

 

Materassino a depressione


 


Il trasporto di un traumatizzato implica sempre un ulteriore trauma: il materrassino a depressione è stato ideato proprio per cercare di minimizzare questo ulteriore trauma dato dal trasporto.
Questo è costituito da un doppio telo di materiale plastico con una camera centrale al cui interno è posto un materiale inerte che diviene rigido aspirando l'aria contenuta fra i due teli.
Il traumatizzato viene posto sopra a questo materassino, al fine di permettere una migliore immobilizzazione, con la barella a cucchiaio che può essere sia lasciata in sede per i successivi spostamenti sia tolta. Si piegano poi i lembi per mezzo di apposite cinghie velcrate, e si aspira l'aria dalla camera intermedia rendendo il materrassino rigido intorno al paziente il quale rimane immobilizzato all'interno. Il suo trasporto risulta meno traumatico.

 

Stecche per immobilizzazione arti.


 


Le stecche sono uno dei presidi la cui funzione è quella di immobilizzare un arto, superiore od inferiore, fratturato.

Possono essere usati in caso di fratture di qualsiasi tipo, anche esposte, in quanto immobilizzano senza comprimere, garantendo la fisiologica circolazione del sangue.
Esistono tre misure di stecche e sono formati da un immobilizzatore con cinghie a chiusura a velcro ed una imbottitura supplementare.

Uso:
Si posizionano facendoli scorrere sotto l'arto, dall'estremità distale a quella prossimale, chiudendo poi le cighie eventualmente sull'imbottitura. Sono radiotrasparenti .

 

Ossigeno


 


L'ossigeno è un gas incolore e inodore, normalmente presente sotto forma di molecola biatomica 02; a pressione atmosferica liquefa a -183 °C, non è esplosivo ne infiammabile ma è un ottimo comburente e,di conseguenza, non deve mai venire in contatto con oli, grassi e altri materiali infiammabili. Inoltre è buona norma vietare rigorosamente il fumo e l'avvicinamento di fiamma libera.
Viene conservato sotto forma gassosa, compresso fino a 200 atm, in bombole di acciaio contrassegnate dalla testa bianca e che devono superare un collaudo ogni cinque anni. La pressione presente all'interno di questi recipienti è troppo alta per l'utilizzo diretto e deve essere ridotta per mezzo di un apposito riduttore di pressione.
Una normale bombola di ossigeno è quindi costituita di:

L'ossigeno può essere somministrato, puro o miscelato all'aria, mediante cateteri nasali, anche forgiati a forma di occhialini, per mezzo del pallone di Ambu o direttamente tramite un tubo tracheale.

Una somministrazione prolungata a concentrazione assoluta dà dopo alcune ore, un'irritazione della trachea e, successivamente, danneggia in modo grave anche i polmoni.  

Laringoscopio


Il laringoscopio è lo strumento utilizzato per la visione della glottide e per consentire il passaggio del tubo endotracheale attraverso la glottide stessa.
E' formato da due parti:

Il manico, di forma cilindrica, contiene le pile che erogano l'energia indispensabile a fornire l'illuminazione presente sulla punta della lama; è fondamentale ricordare che i manici non hanno tenuta stagna e quindi non vanno mai immersi completamente nell'acqua.

Le lame sono disponibili in forme e, soprattutto, dimensioni differenti per poterle usare su pazienti di età diversa. La forma può essere retta (modello Miller) o, più frequentemente, ricurva (modello Macintosh). La punta della lama è sempre dotata della possibilità di illuminazione anteriore. Al momento esistono 2 tipi di illuminazione:

Tecnica:

Il laringoscopio di solito viene impugnato con la sinistra dal medico che deve intubare un paziente. Postosi dietro la testa del paziente e iperestesa la stessa, la lama del larignoscopio viene inserita in bocca fino ad arrivare alla base della lingua che viene tenuta in alto dalla lama stessa. E' così possibile vedere l'epiglottide, illuminata dalla fonte luminosa posta in cima alla lama stessa, e penetrare la trachea con il tubo tracheale tenuto con la mano destra.
talvolta è necessario farsi aiutare da un secondo operatore che, premendo verso il basso il pomo di Adamo, tende a rettilineizzare la trachea e, quindi, a facilitare l'ingresso del tubo tracheale all' interno della stessa.  

Tubo di Mayo, Guedel e Bierman


 


Si tratta sempre di una piccola cannula di plastica ricurva, dotata di un'anima metallica che ne impedisce lo schiacciamento ed è disponibile in diverse misure. I tre modelli differiscono essenzialmente nella lunghezza e per piccole variazioni di conformazione.
La cannula deve essere infilata nella bocca dei pazienti in stato di incoscienza e serve a impedire l'occlusione delle prime vie aeree da parte della lingua e il danneggiamento del tubo oro-tracheale durante le crisi cimiziali o nel trisma.
Facilita inoltre le manovre di aspirazione attraverso le prime vie aeree. Infilarla nella bocca del paziente con la concavità rivolta verso l'alto e, successivamente, ruotarlo su se stesso all'interno della bocca del paziente stesso.  

Respiratori automatici


 


Sono strumenti che consentono di attuare una ventilazione controllata a pressione positiva intermittente (come con il pallone ambu), mantenendo costanti durante tutte le fasi del soccorso, i parametri ventilatori e la percentuale di ossigeno somministrato. Hanno modo di regolare la:

Permettono il disimpegno di un soccorritore se il paziente è intubato. Per funzionare necessitano di una fonte di energia rappresentata da gas compressi (normalmente ossigeno).

I modelli attualmente in uso possono essere distinti in due tipi fondamentali:

I primi erogano il volume di gas fissato precedentemente, in maniera indipendente dalla pressione che si raggiunge nelle  vie aeree, entro determinati limiti di sicurezza. Il tipo pressometrico, al contrario, eroga la miscela di gas fino al raggiungimento della pressione desiderata nelle vie aeree, indipendentemente dal volume. Quest'ultimi, per le loro particolari caratteristiche di funzionamento non vengono ritenuti adatti alla ventilazione di tutti i pazienti ma, per la loro semplicità di funzionamento, economicità e trasportabilità sono normalmente utilizzati nelle ambulanze.  

Sedia a rotelle portantina


 

La sedia a rotelle è un presidio molto utile specialmente quando non è possibile trasportare il paziente con la barella, in special modo quando l’ambiente in cui soggiorna il  è piccolo, la sedia ha quattro sbracci che permettono di trasportarlo come se fosse una portantina.

E’ inoltre dotata di cinghie con chiusura a scatto che servono ad immobilizzare la persona da trasportare.

Facilmente chiudibile in se stessa, la sedia può essere alloggiata sull’autoambulanza sempre a portata di mano .

 

Defibrillatore semiautomatico esterno (DAE)


 

Il defibrillatore semiautomatico esterno è uno dei presidi molto utili per il salvataggio della vita di un paziente, quando questi versa in situazione di incoscienza e arresto cardio-circolatorio.

Questo tipo di cardio-defibrillatore permette di defibrillare il paziente senza la presenza di un medico, ma anche da personale opportunamente addestrato non medico.

Una recente normativa permette l’uso di questo strumento anche a personale volontario addestrato che operano su mezzi di soccorso.

Grazie a questo strumento che è un vero e proprio computer, che parla con voce pre-registrata e detta le fasi, funziona con la semplice applicazione delle placche monouso cui dispone, riesce a rilevare i parametri cui ha bisogno.

L’apparecchio può essere settato secondo le esigenze e dispone anche di un display che permette di visionare i parametri vitali.

Riconosce se durante le fasi di defibrillazione vi è una ripresa del ritmo cardiaco con la conseguente interruzione automatica della procedura.

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